Cum Petro et sub Petro

Blog dedicato all'applicazione del Motu proprio Summorum Pontificum nella diocesi di Milano
venerdì, 08 agosto 2008

Eppur si muove...

Pare che a Milano qualcosa si muova.

Ne dà notizia Tornielli sul suo blog.

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giovedì, 19 giugno 2008

Il papa vuole il rito gregoriano in TUTTE le parrocchie

Avete capito bene: il papa vuole il rito gregoriano in TUTTE le parrocchie.

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lunedì, 12 maggio 2008

Dario Castrillon Hoyos: Tradizione senza contestazione

Il mensile Jesus ha pubblicato una interessante intervista al cardinale Dario Castrillon Hoyos sul Motu Proprio.

Ecco un commento all'intervista del liturgista padre Zuhlsdorf.

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mercoledì, 07 maggio 2008

La Messa è servita

In latino e con il prete che dà le spalle all'assemblea


La Messa è servita


di Ilaria Sesana


Terre di Mezzo, n. 151, aprile 2008, p. 4.


I fedeli della diocesi di Milano la chiedono da più di 20 anni. Tradizionalisti di ogni età, ora raccolgono firme anche via web. La Curia non cede, fatta eccezione per una chiesa


Per scovarne un gruppetto bisogna raggiungere la chiesa di San Rocco al Gentilino a Milano, domenica mattina. Alcune signore col capo velato entrano alla spicciolata, seguite da qualche ragazzo sulla trentina, da una ventina di anziani e tre famiglie con bambini. Un canto in latino accoglie l'ingresso del sacerdote: "Introibo ad altare Dei". Volge le spalle ai fedeli e inizia a celebrare.

Sono una sessantina le persone che assistono ogni settimana alla messa inrito antico che dal 1985, per concessione dell'allora cardinale Carlo Maria Martini, si celebra al Gentilino. Un luogo dove a farla da padrone sono il latino e la liturgia che venivano usate prima del Concilio Vaticano II. Alcuni fedeli vengono da fuori città, persino da Como e Monza, malgrado la chiesa sia un po' fuorimano e i parcheggi in zona scarseggino.
Per questo avevano riposto molte speranze nel documento del Papa (il Motu Proprio "Summorum Pontificum") che, dal 14 settembre scorso, ha liberalizzato la messa preconciliare come forma straordinaria per le celebrazioni domenicali nel caso in cui ci sia un gruppo stabile di fedeli che lo richieda. Nella diocesi di Milano però, dove si celebra con rito ambrosiano, la messa "Vetus Ordo" ancora non c’è.

"Speravamo di poter istituire la messa tridentina anche in altre chiese -sospira Mario Seno, presidente della sezione milanese di "Una voce", associazione per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana-. Ora aspettiamo un documento della commissione "Ecclesia Dei" c\he dovrebbe darci questa possibilità. Dovrebbe arrivare entro luglio".
Gli aficionados del vecchio rito però non se ne stanno con le mani in mano. "Le messe tridentine si celebrano ugualmente –spiega Simone Magistrelli, 21enne di Legnano (Mi)-. Non facciamo niente di illegale, ci sono dei parroci che celebrano con rito romano, disposti a darci una mano. L'importante è non diffondere troppo la notizia".
Un'alternativa è quella delle messe private. "Io celebro tutte le mattine in una cappella a casa mia -spiega un giovane sacerdote che ha chiesto l'anonimato- e c'è sempre un gruppo di 15-20 persone che assiste". Ottantenni nostalgici? Affatto. "Il più vecchio ha 50 anni e ci sono anche ragazzi delle medie e delle superiori".

Giovani e giovanissimi affollano anche i forum dedicati all'argomento. Basta farsi un giro tra le discussioni in corso su siti come "Crismon" e "Cattolici romani" per vedere che l'età media dei partecipanti è molto inferiore ai 50 anni, con una nutrita comitiva di ragazzi poco più che adolescenti. Un dato che conferma anche Roberto, del forum Totustuus.net: "Per chiedere l'applicazione del Motu Proprio nella diocesi ambrosiana abbiamo raccolto circa 500 firme, metà delle quali sono di persone che hanno meno di 50 anni".
"Non siamo né pazzi né scismatici -precisa Simone-. Ma persone impegnate nelle realtà ecclesiastiche locali. La nostra è un'esigenza spirituale, non un capriccio". D'altronde si arriva ad apprezzare questa celebrazione, molto articolata e ricca di aspetti simbolici, solo al temine di un serio percorso di studi. Il latino però non è un problema: al Gentilino, ad esempio, vengono distribuiti sussidi bilingue con le traduzioni delle preghiere e delle formule di rito. L'unica, che non necessita traduzione è "Ite, missa est". La capiscono al volo anche i membri della comunità coreana che celebrano la propria messa subito dopo. Appena sentono il saluto del sacerdote scattano rapidi e sostituiscono alle pagine latine i messali con gli ideogrammi.

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lunedì, 05 maggio 2008

La Messa antica dovunque

Secondo il cardinale Castrillon Hoyos, presidente della commissione Ecclesia Dei, “everyone may have access to this treasure of the ancient liturgy of the Church [...] even if it is not specifically asked for, or requested”.

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mercoledì, 02 aprile 2008

Habemus magliettam!

Maglietta

Cari amici, abbiamo la maglietta di Cum Petro.

Chi volesse ordinarla, o volesse ordinare altri gadget con lo stesso disegno, può cliccare qui.

P.S.: non ci guadagnamo niente!

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sabato, 15 marzo 2008

Pubblicato sugli "Acta Apostolicae Sedis" il motu proprio

La notizia era sull'edizione di ieri di Avvenire: il motu proprio "Summorum Pontificum" è stato pubblicato sull'ultimo fascicolo degli "Acta Apostolicae Sedis".

Il fatto che non fosse ancora stato pubblicato nella raccolta non ne pregiudicava la validità, nonostante l'opinione di Alberto Melloni e di altri, che ritenevano "strano" il fatto che il documento non fosse ancora stato pubblicato in questa raccolta (che ha i suoi tempi tecnici).

Non è finita qui.

Il documento pubblicato sulla raccolta ufficiale degli atti contiene (tra le altre) due importanti modifiche: l'una intesa a chiarire che il gruppo "stabile" di fedeli non ha alcuna necessità di essere stato costituito prima della promulgazione del motu proprio; l'altra prevede che la commissione Ecclesia Dei sia messa a conoscenza di situazioni nelle quali il vescovo "non vuole" concedere la celebrazione.

Sia la pubblicazione che le modifiche tolgono evidentemente pretesti che chi "non vuole" concedere la liberalizzazione del rito antico.

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mercoledì, 05 marzo 2008

Dopo la Messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare

"Era stata celebrata nei mesi scorsi, ”una tantum” e tra mille difficoltà, nella cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore la messa tridentina secondo il Motu proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI. L’aveva presieduta don Gianni Ambrosio, cappellano della Cattolica. Fino all’ultimo “consigliato” da un alto esponente della Curia di Milano di lasciar perdere. Lo scorso febbraio Ambrosio è stato consacrato vescovo a Piacenza. Quella messa non è mai stata ripetuta. E ora nella cappella, rimasta fino ad oggi con l’altare antico, sono iniziati i lavori per l’installazione di un altare rivolto verso il popolo. Magari si tratta di un progetto stabilito da anni, ma la coincidenza temporale balza agli occhi e fa pensare. Anche perché la riforma liturgica (e le indicazioni sugli altari, che non risalgono al Concilio, ma al post-concilio) è terminata da un pezzo. Lo scorso gennaio, com’è noto, Benedetto XVI ha celebrato nella Cappella Sistina sull’altare antico, senza far montare quello “mobile” rivolto verso il popolo".

Dal blog Sacri Palazzi.

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giovedì, 28 febbraio 2008

Messa in rito ambrosiano tradizionale in San Giovanni in Laterano

Sabato mattina scorso l'Arcibasilica lateranense, oltre alle ordinazioni diaconali dell'Istituto del Buon Pastore officate da Mons. De Magistris, è stata luogo di un'altro memorabile evento: in una cappella laterale Mons. Amodeo, Canonico Maggiore del Capitolo del Duomo di Milano, ha celebrato una S.Messa privata secondo il Messale ambrosiano edito nel 1954 dal Beato card. Shuster (detto rito ambrosiano antico).
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venerdì, 18 gennaio 2008

lettera alla commissione ecclesia dei

A Sua Em.za Rev.ma

Card. Darío Castrillón Hoyos

Piazza Città Leonina, 1

00193 Roma


[omissis] (MI), 14 gennaio 2007


Eminenza Reverendissima,


mi chiamo Roberto [omissis] e mi permetto di scriverLe in merito all'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum nella diocesi di Milano.


Sorpreso e amareggiato per la presa di posizione assunta dalla curia milanese nei confronti del documento pontificio, ho dato corso nel mese di settembre a una raccolta di firme tra amici e conoscenti intesa a chiedere con spirito filiale al nostro amato arcivescovo di concedere l’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nella nostra diocesi ambrosiana.


Dopo questo artigianale e improvvisato “passa parola”, ho consegnato in curia arcivescovile le firme di circa 500 persone (per la precisione 482), delle quali quasi la metà hanno meno di 50 anni.


Nel testo proposto alla firma ho cercato una formula che evitasse restrizioni mentali e comportasse l'adesione nel foro interno al papa e al vescovo e pertanto credo di poter dire che nessuno dei firmatari ha a che fare con gruppi cripto-scismatici o di “nostalgici”.


Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Mi rivolgo quindi a Lei, in qualità di Presidente della Commissione Ecclesia Dei, incaricata dal papa di vigilare sulla osservanza e l'applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, affinché le nostre suppliche trovino risposta.


Alla presente allego:

  • copia delle firme consegnate in curia arcivescovile, con la lettera accompagnatoria a Sua Eminenza il Cardinale Dionigi Tettamanzi e una lettera di ringraziamento e resoconto per i firmatari (allegato 1);

  • i moduli giunti dopo il 7 dicembre 2007, termine ultimo per la raccolta di firme, contenenti altre 43 firme (allegato 2);

  • alcune mail giunte in seguito all'iniziativa, significative del clima pastorale diocesano circa il Motu Proprio Summorum Pontificum (allegato 3);

  • alcune testimonianze date dai media all'iniziativa (allegato 4).


Voglia ricevere, Eminenza Reverendissima, l'espressione della mia filiale devozione e l'assicurazione della mia preghiera per la Sua persona e le Sue intenzioni.


Roberto [omissis]

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lunedì, 14 gennaio 2008

Cosa succede a Milano?

Durante la Messa dell'Epifania, nel Duomo di Milano, alla presenza dell'arcivescovo alcune ballerine si sono esibite in passi di danza al momento dell'Offertorio.

Molti commentatori hanno visto in questa scelta uno schiaffo a Roma e al nuovo corso liturgico voluto da Benedetto XVI.

Ecco i link ad alcuni articoli:

Francesco Cossiga sul Giornale.

Tornielli sul suo Blog.

Luigi Santambrogio su Libero.

Padre Zuhlsdorf sul suo blog.

Intanto ieri il papa ha amministrato il battesimo a tredici bambini nella Cappella Sistina usando il Novus Ordo, ma l'altare antico.

Ecco Tornielli sul Giornale.

E padre Zuhlsdorf sul suo blog.

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sabato, 05 gennaio 2008

Legalize it !!!

Legalize it !!!

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venerdì, 04 gennaio 2008

Lettera al vescovo

 A Sua Eminenza il signor Cardinale Dionigi Tettamanzi

Sue proprie mani

Arcidiocesi di Milano

Piazza Fontana 2

20122 Milano (MI)



Eminenza Reverendissima,


mi chiamo Roberto [omissis] e sono un fedele della Sua Diocesi.


Nel mese di settembre ho dato corso a una raccolta di firme tra amici e conoscenti intesa a chiederLe di concedere l’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nella nostra Diocesi ambrosiana.

Dopo questo artigianale e improvvisato “passa parola”, è con spirito filiale che allego le firme di circa 500 persone (per la precisione 482), delle quali quasi la metà hanno meno di 50 anni .

Non Le abbiamo scritto animati da “nostalgie” - non solo per ragioni anagrafiche - ma perché, come il Papa ha ben scritto: “anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia” (Lettera ai vescovi del 07/07/2007).

Credo di poter dire che nessuno di noi ha a che fare con gruppi cripto-scismatici o di “nostalgici”, ai quali non vorremmo essere accomunati. In questo senso, nel testo proposto alla firma, ho cercato una formula che evitasse restrizioni mentali e comportasse l'adesione nel foro interno al Papa e a Lei.

Nell'attesa di una Sua risposta, ringraziamo sant’Ambrogio per il suo perfetto Magistero e la preghiamo di ottenerLe tutta la prudenza e la forza necessaria per individuare e realizzare la miglior soluzione ai nostri bisogni.

Chiedo la Sua benedizione sui miei amici, la mia sposa e me.


In Gesù, per Maria


Roberto [omissis]

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venerdì, 04 gennaio 2008

Anticipazione del documento di chiarificazione sul Motu proprio

Grazie al sito The Curt Jester siamo in grado di anticipare la copertina ed una pagina-saggio del documento di chiarificazione sul Motu proprio Summorum Pontificum della Commissione Ecclesia Dei.

 Ecco la copertina:

 Ed ecco una pagina del documento:

 

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martedì, 01 gennaio 2008

Pontificia Commissione Ecclesia Dei

Pontificia Commissione Ecclesia Dei

Pontificia Commissio Ecclesia Dei

Palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede, Piazza del Sant'Uffizio, 11 - 00193 Roma

Tel. (06) 69.88.52.13 - 69.88.54.94

Fax (06) 69.88.34.12

Posta elettronica: eccdei@ecclsdei.va

Presidente: Sua Em. Rev.ma Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos (Piazza della Città Leonina, 1, 00193 Roma - tel. 68.30.70.88)

Segretario: Rev.mo Mons. Camille Perl (Via di Porta Angelica, 63 - 00193 Roma - tel. 687.48.30)

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martedì, 01 gennaio 2008

Perchè la raccolta di firme

Perchè è stato scelto lo strumento della raccolta di firme?

La risposta in due post comparsi nel forum di Totustuus:

Link

Per chi abbia meditato con “senso pratico” il testo del Motu Proprio sono chiare due cose:

  • I laici non hanno diritti, possono solo “chiedere”. Così, in questi mesi è frequente sentirsi rispondere “Venga mercoledì alle 15.30 che una gliela dico”.
  • I presbiteri hanno il diritto di dirla privatamente. Perché è evidente che, dipendendo in tutto dal loro vescovo, se a questo non piace il Motu Proprio, è “saggio” non irritarlo.


Cosa possiamo fare se vogliamo che “Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso” (Benedetto XVI, Lettera ai vescovi del 7-7-2007) ?
Vorrei qui raccontare l'esperienza di un gruppo di amici di totustuus.net i quali ritengono che l'unico modo per ottenere l'applicazione del Motu Proprio sia raccogliere firme.

Chi ha tentato la via del “monsignore che ho conosciuto al pellegrinaggio” o quella “delle conoscenze” è restato regolarmente deluso.
Monsignorini in carriera e delegati diocesani per il culto hanno dichiarato alla stampa che “in Diocesi non ci sono richieste del rito antico” perchè “non vi sono abusi e la gente ha pienamente accettato il nuovo rito”.
Raccogliere firme è un modo filiale ma sicuro per smentirli. Anche perché, dopo che al vostro Vescovo, copia delle firme va comunque mandata a Roma, al Cardinale Castrillon Hoyos.

E' vero che, in passato, le raccolte di firme sono servite a poco: ma oggi c'è il Motu Proprio ed il Santo Padre chiede che tra tre anni gli si faccia sapere se vi sono state richieste.
Raccogliere firme è l'unico modo perché la voce del laicato venga ascoltata.

Link

  • E' indispensabile raccogliere firme, non basta telefonare o chiedere un colloquio: verba volant, scripta manent.
  • I moduli vanno tutti firmati dal promotore a biro, e noi vi abbiamo aggiunto a penna "anche i minorenni possono firmare", in modo che si tratti di qualcosa di personale.
  • Credo utile descrivere i moduli usati , perchè ognuno deve scrivere la Supplica in base alla identità degli amici con cui sta operando e propria.


Pertanto, dal testo che verrà firmato il vostro vescovo dovrebbe capire che:

  1. Sono singoli cristiani che supplicano, non un'associazione: non siete quindi etichettabili;
  2. Specificare che i richiedenti non sono "nostalgici", né vogliono "conservare" nulla (differenziandoci così da Una Voce: tutta forma, niente cuore): vogliono invece dar vita a una comunità orante per la Nuova Evangelizzazione;
  3. Il vetus è preferito principalmente perché favorisce la partecipazione attiva (quella con il cuore, non quella con le mani o con la bocca). La Lettera del Papa ai vescovi contiene elementi utili a spiegare ciò;
  4. Nessuno dei richiedenti è lefebvriano né cripto-scismatico: la formula "accettiamo senza alcuna restrizione il Concilio vaticano II, anche in foro interno" dovrebbe impedire ai lefebvriani di firmare;
  5. I dati richiesti ai firmatari (nome, cognome, indirizzo, professione, data di nascita, telefono) permettono alla Curia di effettuare ampi controlli sui firmatari;
  6. L'iniziativa è esclusivamente laicale: i presbiteri "amici" non vanno esposti a rischi di sorta.
  7. Non saranno accettate risposte se non dal vescovo: le risposte di intermediari a vario titolo saranno considerate come non pervenute e come tali segnalate ai mass media.


Vi anticipo che, già lo sappiamo, la Supplica verrà accolta solo in poche Diocesi e si dovrà, pertanto, ricorrere alla Sede Apostolica.
In questo senso, ci sembra utile che nel forum siano inserite le varie iniziative in atto perchè su di esso verranno convogliato circa 300 giornalisti di tutta Italia.

Buon lavoro a tutti, ognuno nella propria Diocesi

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lunedì, 31 dicembre 2007

Rendicontazione della raccolta di firme

 25 dicembre 2007

Natale di N. S. Gesù Cristo


Cari amici,

giovedì 13 dicembre ho consegnato in curia arcivescovile, in una busta destinata al nostro Cardinale, le ca. 500 firme da voi inviatemi. Di queste firme, quasi la metà (il 47,5%) sono di persone che ha meno di cinquanta anni. Le firme, tuttavia, continuano ad arrivare, e numerose!

Da questi numeri appare evidente che non abbiamo firmato animati da “nostalgie”, ma per i i motivi che il papa ha ben descritto con queste parole: “anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia” (Lettera ai vescovi del 07/07/2007). Non possiamo pertanto essere accomunati a gruppi cripto-scismatici o di “nostalgici”.


Abbiamo firmato perché “ll Motu Proprio è la traduzione pratica a livello liturgico dell’importante discorso tenuto dal Papa il 22 dicembre 2002 [2005] sul Concilio Vaticano II come momento di continuità con la tradizione precedente e non invece, come vorrebbero alcuni pur da fronti opposti, come rottura inconciliabile all’insegna della discontinuità. In fondo il Papa ha ritenuto opportuno, nel momento attuale, anche a livello liturgico riproporre la logica cattolica dell’ “et-et” e non quella dell’ “aut-aut”. Non dunque: o il Messale del Concilio di Trento, o il Messale del Vaticano II (come se la dottrina contenuta nel primo escludesse quella contenuta nel secondo), ma sia l’uno che l’altro, come segni dell’unica tradizione vivente di preghiera e di dottrina” (mons. Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana, in un articolo tratto da “Il Segno”, periodico della diocesi di Milano, inizialmente inserito anche nel sito della Diocesi e successivamente tolto).


Abbiamo firmato perché la decisione della Congregazione del Rito Ambrosiano di non applicare il Motu proprio alle parrocchie e alle comunità di rito ambrosiano rischia di dare l’impressione di una impossibile frattura tra la Chiesa ambrosiana e quella cattolica.


Ora dobbiamo pregare e aspettare: chiediamo a sant'Ambrogio che dia al nostro Cardinale la prudenza e la forza necessaria per individuare e realizzare la miglior soluzione ai nostri bisogni.


Nel frattempo suggerisco di continuare a raccogliere firme come opera pedagogica.

Felice santo Natale a voi e alle vostre famiglie,

roberto chiocciola totustuus punto net

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lunedì, 31 dicembre 2007

Il testo della supplica

 

A Sua Eminenza il signor Cardinale Dionigi Tettamanzi

Arcidiocesi di Milano
Piazza Fontana 2

20122 Milano MI



7 dicembre 2007



Eminenza Reverendissima,


mi chiamo Roberto [omissis] e Le scrivo a nome delle persone che si sottoscrivono per chiederLe di concedere l’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nella nostra Diocesi ambrosiana, accordando per analogia l’uso del messale ambrosiano del 1955 alle stesse condizioni previste dal Motu Proprio per il messale romano del 1962.

Vorremmo che anche la diocesi di sant'Ambrogio beneficiasse dei frutti pastorali e soprattutto spirituali che il Motu Proprio dischiude.

Tutti i firmatari accettiamo il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e cerchiamo di essere fedeli al Papa e ai Vescovi senza alcuna restrizione.


La supplichiamo di voler dar corpo ai nostri desideri

in Gesù, per Maria


roberto chiocciola totustuus punto net

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lunedì, 31 dicembre 2007

Articolo di mons. Navoni

La messa in latino

La scelta del Papa di celebrare secondo il messale tridentino esprime la continuità del Vaticano II con la tradizione precedente e non invece come rottura.

di mons. Marco Navoni
Dottore della Biblioteca Ambrosiana

Il Motu Proprio di papa Benedetto XVI (Summorum Pontificum) del 7 luglio scorso è stato preceduto e seguito sulla stampa e sui mezzi di comunicazione da un dibattito estesissimo e da una informazione capillare che hanno messo sì in evidenza l’interesse generale per questo documento pontificio, ma anche la superficialità e l’approssimazione di moltissimi commentatori.
Tale approssimazione e superficialità può essere sintetizzata in due frasi comparse spesso sui giornali di mezzo mondo e che a loro volta pretendevano di essere la sintesi dei contenuti del Motu Proprio: “Torna la messa in latino!” e “Torna la messa antica!”. Frasi entrambe sbagliate e che non colgono il significato vero di tale documento.
E’ sbagliato dire innanzitutto che torna la messa in latino, semplicemente perché la messa in latino non è mai stata abolita. Tutti i libri liturgici usciti dalla riforma del Vaticano II sono editi in latino e, solo in seconda battuta, sono stati tradotti nelle varie lingue nazionali. Ma, per la Chiesa cattolica, il latino resta la lingua ufficiale della liturgia: e sarebbe bastato seguire in televisione le messe solenni che il Papa celebra ad esempio alla mezzanotte di Natale o a Pasqua per accorgerci che il latino non è stato affatto soppresso. Anche per noi ambrosiani, a Milano, tutti i giorni in Duomo una messa è celebrata in lingua latina.
Che cosa dunque è tornato, con il Motu Proprio del Papa? Non la messa in latino (che non è mai stata abolita), ma la possibilità di celebrare la messa secondo il rito precedente la riforma del Vaticano II, usando dunque quel messale che la Chiesa aveva usato per quattrocento anni dal Concilio di Trento fino al Vaticano II. Il problema è che, mentre la “messa del Vaticano II” può essere celebrata, oltre che in latino, anche nelle varie lingue nazionali, la messa secondo il rito precedente può essere celebrata solo in latino. Di qui l’equivoco alimentato da certi commenti.
Ma altrettanto sbagliata è la seconda frase. Sembrerebbe infatti che la messa secondo il rito precedente sia più antica di quella che celebriamo normalmente oggi solo perché viene prima. In realtà il “messale del Vaticano II” per molti aspetti è più “antico” di quello tridentino: esso infatti recupera moltissimi testi di preghiere antichissime, addirittura del V-VI secolo, e che nei secoli si erano perduti e che non erano affatto presenti nel messale del Concilio di Trento. Sarebbe bastato studiare la storia della liturgia per evitare anche questo secondo equivoco.
Qual è allora il significato di questo Motu Proprio? Perché il Papa ha voluto che ci fosse la possibilità di celebrare secondo il messale tridentino come forma straordinaria accanto alla normale celebrazione secondo il messale attuale? Potremmo dare questa interpretazione: il Motu Proprio è la traduzione pratica a livello liturgico dell’importante discorso tenuto dal Papa il 22 dicembre 2005 sul Concilio Vaticano II come momento di continuità con la tradizione precedente e non invece, come vorrebbero alcuni pur da fronti opposti, come rottura inconciliabile all’insegna della discontinuità. In fondo il Papa ha ritenuto opportuno, nel momento attuale, anche a livello liturgico, riproporre la logica cattolica dell’“et-et” e non quella dell’“aut-aut”. Non dunque: o il messale del Concilio di Trento, o il messale del Vaticano II (come se la dottrina contenuta nel primo escludesse quella contenuta nel secondo), ma sia l’uno che l’altro, come segni dell’unica tradizione vivente di preghiera e di dottrina.

Mons. Marco Navoni
Il Segno della Diocesi di Milano, settembre 2007 n. 9

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lunedì, 31 dicembre 2007

Domande sull’accoglienza della curia ambrosiana del Motu proprio

 

Il network Totustuus.net formula pubblicamente alcune

Domande sull’accoglienza della curia ambrosiana
del
Motu proprio Summorum Pontificum.



  1. Il 7 luglio scorso il nostro amato pontefice ha pubblicato una lettera apostolica motu proprio data intitolata Summorum Pontificum, accompagnata da una Lettera ai vescovi pubblicata nello stesso giorno. Nella lettera ai vescovi sua santità Benedetto XVI ha esposto la ratio generalis del Motu proprio ("Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto") e ha messo in evidenza la fecondità spirituale del rito tradizionale ("Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso").

     

  1. Il Motu proprio appare l’esito di una riflessione affrontata dall’attuale pontefice in diverse pubblicazioni edite durante il suo incarico di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede: "Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia […] Per questo abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredità del concilio Vaticano II" (Joseph Ratzinger, La mia vita, San Paolo, Cinisello Balsamo – MI - 1997, p. 115; cfr. anche Vittorio Messori a colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger, Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo - MI - 1985).

     

  2. La lettera apostolica Summorum Pontificum si inserisce nel contesto dell’insegnamento pontificio sulla situazione ecclesiastica postconciliare, per la quale sua santità auspica lo sviluppo di quella che ha definito "ermeneutica della riforma" in contrasto con una "ermeneutica della discontinuità e della rottura" ("Emerge la domanda: Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un'interpretazione che vorrei chiamare "ermeneutica della discontinuità e della rottura"; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall'altra parte c'è l'"ermeneutica della riforma", del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. L'ermeneutica della discontinuità rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare", Discorso di sua santità Benedetto XVI alla curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2005). Questa lettura è condivisa anche da monsignor Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana, che sul settimanale on line della diocesi di Milano, Incrocinews, scrive: "Qual è allora il significato di questo "Motu Proprio"? Perché il Papa ha voluto che ci fosse la possibilità di celebrare secondo il Messale tridentino come forma straordinaria accanto alla normale celebrazione secondo il Messale attuale? Potremmo dare questa interpretazione: il "Motu Proprio" è la traduzione pratica a livello liturgico dell’importante discorso tenuto dal Papa il 22 dicembre 2002 [sic] sul Concilio Vaticano II come momento di continuità con la tradizione precedente e non invece, come vorrebbero alcuni pur da fronti opposti, come rottura inconciliabile all’insegna della discontinuità.

    In fondo il Papa ha ritenuto opportuno, nel momento attuale, anche a livello liturgico riproporre la logica cattolica dell’ "et-et" e non quella dell’ "aut-aut". Non dunque: o il Messale del Concilio di Trento, o il Messale del Vaticano II (come se la dottrina contenuta nel primo escludesse quella contenuta nel secondo), ma sia l’uno che l’altro, come segni dell’unica tradizione vivente di preghiera e di dottrina".

     

  3. Sua santità ha pubblicato il Motu proprio nonostante le reazioni negative che l’annuncio della sua pubblicazione aveva suscitato, e ha dato una risposta alle due obiezioni in merito al documento nella Lettera ai vescovi.

     

  4. Il 24 agosto scorso monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo e vicepresidente della Congregazione per il rito ambrosiano, in una lettera inviata ai decani della diocesi, scrive: "Le norme emanate dal Papa entrano in vigore il 14 settembre di questo anno e riguardano, come è ovvio, le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi […] Per quanto attiene il Rito Ambrosiano, l’apposita Congregazione […] conferma le indicazioni date ad experimentum al Vicario Episcopale per la Città di Milano il 31 luglio 1985". Ciò significa che nella diocesi di Milano, per le parrocchie e le comunità di rito ambrosiano, il Motu proprio non entrerà in vigore? Come è possibile, quando la lettera apostolica termina con queste parole: "Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come "stabilito e decretato" e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario"?

     

  5. Perché per "le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi" il Motu proprio entrerà in vigore "come è ovvio", mentre "Per quanto attiene il Rito Ambrosiano" non è altrettanto ovvia l’applicazione dello stesso documento?

     

  6. Se la "assenza di situazioni di rottura ecclesiale a seguito della riforma liturgica attuata secondo i decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II" è una condizione che permette la non applicazione del Motu proprio (nonostante la succitata conclusione della lettera apostolica), perché esso entrerà in vigore per "le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi", sebbene nemmeno lì "ci sono state richieste per l’utilizzo della precedente concessione di Giovanni Paolo II"?

     

  7. Monsignor Manganini, nella sua lettera, spiega che il Motu proprio trova il suo senso pastorale in riferimento "allo sforzo di favorire la riconciliazione interna alla Chiesa e di recuperare chi si è allontanato da essa per diversi motivi a seguito della riforma liturgica". Aggiunge che le disposizioni del pontefice non saranno applicate nella diocesi ambrosiana "in assenza di situazioni di rottura ecclesiale a seguito della riforma liturgica attuata secondo i decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II". Eppure nella diocesi ambrosiana sono presenti sia un gruppo di fedeli che si sono allontanati dalla Chiesa "per diversi motivi a seguito della riforma liturgica" (Cappella di Maria SS.ma Immacolata, Via G. Rossini n. 35, Seregno, domenica e festivi, ore 11,00) sia un gruppo di cattolici che trovano, nella liturgia tradizionale, "una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia" (Chiesa di San Rocco al Gentilino, Piazza Tito Lucrezio Caro, Milano, domenica, ore 10,00). Non esiste quindi, nella diocesi ambrosiana, la pienezza delle condizioni per le quali il Motu proprio è stato disposto?

     

  8. La lettera apostolica Summorum Pontificum indica il "giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce" come il giorno dal quale esso debba essere osservato. A partire da quel giorno, dunque, "Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962". Perché monsignor Manganini ha dichiarato che, non esistendo fino ad ora gruppi stabili di fedeli legati al rito tradizionale, il Motu proprio non sarà applicato (Andrea Tornelli, Ecco perché Milano dice no alla Messa preconciliare, "Il Giornale", 9 settembre 2007)?

     

  9. Nella chiesa di San Rocco al Gentilino la Messa ambrosiana tradizionale viene celebrata ininterrottamente dall’ottobre 1985. Perché monsignor Manganini ha affermato (Il Motu proprio sulla Messa antica? A Milano dicono no, "Il Giornale", 4 settembre 2007) che "I fedeli del Gentilino" non gli sembrano "un gruppo stabile"?

     

  10. La diocesi di Milano ha concesso delle chiese per la celebrazione festiva ai fedeli dei seguenti riti:

    - Copto-cattolici, parrocchia San Marco, p. zza San Marco n. 2, Milano
    - Ucraini, parrocchia Sacro Volto, Via Sebenico n. 31, Milano
    Perché escludere proprio le celebrazioni con il rito tradizionale ambrosiano?

     

  11. Il Santo Padre, nella Lettera ai Vescovi, evidenzia i frutti spirituali ("Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso. […] Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto") e pastorali ("Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente") che possono derivare dall’applicazione del Motu proprio. Perché privare i fedeli ambrosiani di tali frutti?

     

  12. Nella Lettera ai vescovi che accompagna il Motu proprio Summorum Pontificum, il Santo Padre ha esplicitato in modo chiaro "quella ragione positiva" che lo ha motivato a promulgare questo documento: "Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa". La decisione della Congregazione del Rito Ambrosiano non rischia di dare l’impressione di una frattura tra la chiesa ambrosiana e quella cattolica? E di creare ulteriori motivi di frizione tra i fedeli cattolici legati al rito tradizionale e gli organismi diocesani?

 

per totustuus.net

roberto chiocciola totustuus punto net


Diocesi di Milano, venerdì 14 settembre 2007, festa dell’Esaltazione della Santa Croce e giorno dell’entrata in vigore della Lettera Apostolica motu proprio data Summorum Pontificum

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lunedì, 31 dicembre 2007

Comunicato firmato da monsignor Manganini

ARCIDIOCESI DI MILANO
Curia Arcivescovile

COMUNICATO DEL VICARIO EPISCOPALE PER L’EVANGELIZZAZIONE E I SACRAMENTI E PRO PRESIDENTE DELLA CONGREGAZIONE DEL RITO AMBROSIANO IN RIFERIMENTO AL MOTU PROPRIO SUMMORUM PONTIFICUM DEL 7 LUGLIO 2007


Con il Motu Proprio Summorum Pontificum il Santo Padre Benedetto XVI ha dato disposizioni “sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970”, e ne ha spiegato il senso pastorale attraverso un’apposita Lettera indirizzata ai Vescovi, con riferimento allo sforzo di favorire la riconciliazione interna alla Chiesa e di recuperare chi si è allontanato da essa per diversi motivi a seguito della riforma liturgica.

• Le norme emanate dal Papa entrano in vigore il 14 settembre di questo anno e riguardano, come è ovvio, le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi, dove peraltro in questi anni non ci sono state richieste per l’utilizzo della precedente concessione di Giovanni Paolo II (cf la Lettera della Congregazione per il Culto Divino del 3 ottobre 1984 e il successivo Motu Proprio Ecclesia Dei del 2 luglio 1988), né risultano esistere gruppi stabili di fedeli per i quali potrebbero essere opportuni passi di riconciliazione.

• Per quanto attiene il Rito Ambrosiano, l’apposita Congregazione, presieduta dall’Arcivescovo Capo Rito, in assenza di situazioni di rottura ecclesiale a seguito della riforma liturgica attuata secondo i decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II, conferma le indicazioni date ad experimentum al Vicario Episcopale per la Città di Milano il 31 luglio 1985. A queste indicazioni sono tenuti i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e le consacrate, i singoli fedeli e le comunità che celebrano secondo il Rito Ambrosiano.
La nostra diocesi, che ha nel Rito Ambrosiano la sua peculiare modalità celebrativa, si senta impegnata a far si che la liturgia costituisca davvero il culmine e la fonte della vita e dell’azione della Chiesa (cf Sacrosanctum Concilium, n. 10), con una celebrazione sapientemente curata, che esprime la fede professata, vissuta e testimoniata nel mondo di oggi.

Milano, 24 agosto 2007

Mons. Luigi Manganini

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